Parchi, il silenzio dei candidati

NUORO. Succede in piena campagna elettorale: «Siamo abituati a sentire politici e aspiranti politici che promettono il mare anche se il mare è a cento chilometri di distanza» ironizza Michele Fele, segretario provinciale della Cisl nuorese. «Nessuno, invece – sottolinea – che parli dei monti... ». Nessuno che abbia detto finora né a né ba sul Parco di Tepilora, tra Bitti Lodè Torpè e Posada, bocciato un mese fa dalla Regione nel silenzio generale.

«Questo silenzio assordante dei candidati al governo dell’isola, ma anche degli altri politici, è francamente preoccupante» attacca Fele. «Perché – domanda – tutti hanno taciuto sul fatto che il consiglio regionale ha rinviato la discussione sulla legge istitutiva del Parco di Tepilora? punto di domanda... – insiste il sindacalista –. Che ne pensano i candidati al prossimo consiglio regionale? Che dicano la loro. È ora di uscire allo scoperto e di parlare di sviluppo verde, oggi più che mai necessario per il futuro del nostro territorio».

Parla di Nuoro, delle Barbagie, dell’Ogliastra, della Sardegna centrale, Michele Fele. Classe 1956, nato e residente a Oliena, operaio figlio di pastore assunto dall’Ente foreste nel 1982, vivaista a Macomer e a Nuoro prima di dedicarsi a tempo pieno al sindacato. Una vita «impegnato in una categoria che si chiama agroalimentare ambientale». Temi conosciuti e cari, dunque, al leader provinciale della Cisl.

«Considerando che la Sardegna centrale sta vivendo un momento drammatico dal punto di vista economico e occupazionale – riprende fiato Fele – e che la poca industria che abbiamo sta rischiando grosso per via di posizioni un po’ avverse anche dentro le nostre comunità, è chiaro che ora più che mai bisogna puntare a quell’industria verde che è il Parco. Bisogna puntare a un sistema di parchi» spiega. Tre i parchi nuoresi, ancora in bilico tra il riconoscimento giuridico formale e l’esistenza di fatto. Il Parco di Tepilora e il Parco del Marghine: parchi regionali che necessitano una revisione della legge 31 del 1989: “Norme per l’istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica ed ambientale”. E il Parco del Gennargentu: parco nazionale, «mai decollato perché è stato proposto nella forma sbagliata – stigmatizza il segretario della Cisl di Nuoro –, mai decollato perché i sardi non sopportano le imposizioni dall’alto, i sardi sono per natura federalisti». Eppure il Parco del Gennargentu meriterebbe il titolo di «parco internazionale che parte dal basso», aveva auspicato lo scorso ottobre Michele Fele. «L’indotto sarebbe enorme» rilancia a pochi giorni dal voto per le regionali. «La marcia in più può darla il marchio Parco» ribadisce. «Bisogna tornare su questi argomenti – insiste –, come pure sull’università, sulle due facoltà nuoresi, Scienze ambientali e Scienze forestali. Non possiamo continuare a stare in silenzio, i nostri figli scappano dalla Sardegna, non è più come negli anni Sessanta che scappavano le braccia, ora scappano i cervelli. L’università deve produrre benefici a favore della comunità». L’economia tradizionale delle zone interne, i vecchi mestieri e le vecchie arti possono ripartire dall’industria verde, insomma. «La qualità deve essere la nostra caratteristica» continua Fele. «Sempre che la politica ci creda». Non come è successo a Tepilora, «dove non c’era nessuna avversità, ma anche nessuno che abbia protestato, al di fuori dei sindaci dei paesi interessati, della Cisl e di Confindustria».

La Nuova Sardegna