Posada, effetto parco: più 20 per cento

A dispetto delle polemiche e degli scettici, la parola Parco associata a un determinato territorio sembra garantire un ritorno di immagine e ricadute economiche anche in tempi relativamente brevi.

Potenza degli algoritmi che guidano i motori di ricerca, di semplici passaparola o di uno straordinario colpo di fortuna, sta di fatto che a Posada nell’ultimo anno gli arrivi dei turisti stranieri sono aumentati del 42 per cento. I numeri assoluti non sono elevatissimi, perché parliamo di poco più di cinquemila presenze, ma il dato statistico non perde significato: proprio un anno fa nasceva il Parco regionale Tepilora, che vede i comuni di Posada, Torpè, Lodè e Bitti impegnati in un unico progetto di tutela e valorizzazione del territorio. I numeri stupiscono anche Roberto Tola, sindaco al terzo mandato, geologo e ambientalista, storico sostenitore di un’oasi naturalistica attorno al delta del rio Posada.

Con appena sei chilometri di costa e 3200 ettari di territorio, Posada è uno dei comuni più piccoli della Sardegna: tutta colpa dell’autonomia concessa nel 1959 alle frazioni di Budoni e San Teodoro, i cui abitanti caldeggiavano da tempo la scissione dal paese che sin dall’antichità era stato uno dei centri più importanti della Baronia. Quel passato glorioso rivive ancora nel centro storico arroccato ai piedi del Castello della Fava, di epoca medievale. Un centro storico sostanzialmente preservato nella sua integrità che proprio in questi giorni è sotto i riflettori delle telecamere di “Alle falde del Kilimangiaro”, il programma di Raitre dedicato ai viaggi. Posada infatti rappresenterà la Sardegna nella sfida fra le venti regioni italiane per la proclamazione del Borgo dei borghi eletto dai telespettatori.

Posada non ha una stagione turistica lunga, che si limita sostanzialmente a quattro mesi l’anno, ma i numeri fanno ben sperare. «In mancanza di dati definitivi – dice il sindaco Roberto Tola – possiamo parlare di una crescita complessiva del 20 per cento rispetto allo scorso anno». Con quattro hotel, venti bed & breakfast, un campeggio e quattro agriturismi, Posada dovrebbe registrare quest’anno attorno alle 25mila presenze certificate, come indicano i dati sinora in possesso del Comune. Certificate perché nel territorio ci sono anche tremila seconde case, in particolare nella frazione di San Giovanni, molte delle quali vengono affittate generalmente in nero: dunque il dato, se non proprio raddoppiato, dovrebbe attestarsi sulle 40mila presenze. Nei parcheggi in prossimità delle spiagge sono stati staccati 36mila biglietti.

Ma il turista che si reca a Posada probabilmente non ama i grandi numeri, anzi predilige una vacanza nel segno della tranquillità e del contatto con la natura. Lo testimonia il successo del servizio di bikesharing inaugurato quest’anno, che mette a disposizione 40 bici fra tradizionali ed elettriche, che si possono prendere a noleggio al porto della Caletta e a Posada, dopo aver effettuato una prima registrazione al Centro educazione ambientale. Quest’ultimo ha sede nella Casa delle Dame, in pieno centro storico, e d’estate funziona
anche come ufficio turistico. Da qui è anche possibile prenotare escursioni in kayak nel vasto sistema lagunare del rio Posada. Il Comune anche quest’anno ha ottenuto il riconoscimento Cinque Vele da Legambiente e Touring Club dedicato al turismo

La Nuova Sardegna