Un parco tra tutela ambientale e sviluppo del territorio

di Ignazio Camarda*

Il termine parco in Sardegna ha acquisito, in una certa parte dell’opinione pubblica, un significato negativo nella convinzione che esso significhi solamente vincoli, impedimento alla libera attività economica, tutela di piante e animali ma non delle persone che da sempre hanno utilizzato quei luoghi, espropriazione di competenze a beneficio di persone estranee. E si potrebbe continuare con una tiritera e un piagnisteo che caratterizza, peraltro, diversi aspetti di noi sardi.


In realtà la tutela della biodiversità è posta dalle massime istituzioni mondiali come un compito primario a fronte del degrado che si verifica nel pianeta, e in tutti i paesi del mondo esistono le aree protette di livello locale, regionale e nazionale.
In questo contesto Bitti ha rappresentato un'importante eccezione, avendo intravisto nell’istituzione di un parco naturale a Tepilora la possibilità di valorizzare un luogo che senza dubbio merita attenzione per le caratteristiche geologiche e geomorfologiche, una sorta di domo granitico che si erge nella vallata dove scorre il fiume Posada dal letto ampio e ricco di acque, con le foreste a galleria di ontano nero e salici, su cui si elevano e si intrecciano le vitalbe e la vite selvatica e nelle ampie piscine sul granito acque limpide con ninfee, tife e giunchi e dove è possibile osservare volteggiare alta l'aquila reale.
L’aspra montagna di non facile accesso, ma anche per questo maggiormente attrattiva e ricca di suggestione, originariamente circondata solo dalla macchia mediterranea e da estesi boschi di leccio con imponenti ginestre dell’Etna, filliree e corbezzoli e da sugherete, aveva subito un progressivo abbandono già dagli anni Sessanta del secolo  scorso, sia per la difficoltà di accesso, sia per la scarsa idoneità all’allevamento del bestiame.
Il rimboschimento in tutto il contiguo territorio di Crastazza ha portato, poi, a vedere nella forestazione una nuova opportunità di valorizzazione economica da parte di privati grazie all’utilizzo di specie cosiddette a rapido accrescimento. Ma le leggi dell’ecologia hanno buon gioco sulle facili valutazioni e illusioni di produzioni miracolose e, come in tante altre parti della Sardegna, a fronte del fallimento dei privati, ecco intervenire l’ente pubblico che acquisisce la  proprietà. Si instaura quindi un cantiere forestale che, congiungendosi a quello storico di Alà dei Sardi, oggi costituisce uno dei più ampi complessi boschivi della Sardegna, dominato dalle foreste di sclerofille sempreverdi, oltre che dagli impianti a scacchiera di pini di diverse specie.
L’istituzione dell’area protetta discende dalla legge regionale n.31 del 1989 sui parchi e riserve naturali in cui all’area si riconosce un alto valore natura- listico nel suo insieme, ma è nei primi anni del 2000 che prende corpo nella popolazione l’idea di  istituire  un’area  protetta che dia un ulteriore valore al territorio e la possibilità a un gruppo di giovani di costruire un'ipotesi concreta di lavoro basata sull’ambiente. L’entusiasmo   giovanile   si è  presto  scontrato  con  la realtà  dei  pregiudizi  ancora dominanti, nel tentativo  di coinvolgimento di altri Comuni determinando complicazioni e incomprensioni campanilistiche che vedono il territorio alla stregua di un bene materiale come qualsiasi altro.
«Io conferisco tot quindi mi spetta tot, ma il mio è più bello del tuo, io ho il fiume, io ho il lago, io voglio almeno 10  posti  e  così  via». Il tutto crea (immagino) defatiganti discussioni  con poco capo e poca coda (per dirla con Kelleddu). La Regione sarda con le difficoltà di fare la legge apposita non è da meno e la conclusione è sotto gli occhi di tutti. Il parco di Tepilora aspetta, è sempre lì, mentre le persone perdono entusiasmo e interesse, salvo fiammate estemporanee con incontri e convegni che approfondiscono aspetti ma non risolvono il problema concreto.
In realtà la soluzione a me pare che sia una sola, stante che esista un consenso generale e l'amministrazione comunale sia conseguente, ossia creare un dato di fatto avviando un parco comunale affidandolo a una cooperativa o ad una associazione di giovani professionalmente qualificati che si cimenti con quelle che sono le finalità dell'istituzione delle aree protette. Le attività proprie di un'area protetta sono: la tutela delle specificità ambientali dei luoghi, la valorizzazione delle risorse genetiche locali sia native sia dell'agrobiodiversità, l'individuazione di specie suscettibili di essere coltivate e commercializzate, il censimento dei beni culturali, l'individuazione e il recupero degli antichi sentieri, l'istituzione di itinerari naturalistici, l'educazione scolastica, il turismo ambientale, l'ecomuseo e tanti altri interventi.
Tutto ciò richiede, ovviamente, competenza e risorse per un progetto  organico in cui la comunità bittese si possa riconoscere appieno. Non mancano in effetti le fonti di finanziamento europee e regionali che possono supportare un progetto  con le caratteristiche richieste dai numerosi bandi che ogni anno vengono alla luce. Del resto sono numerosi gli esempi in tal senso e, nel caso specifico, esiste il grosso vantaggio della presenza dell'Ente Foreste che può assicurare, con apposita convenzione, la manutenzione dei sentieri, un'indiretta ma efficace guardiania per la sicurezza delle cose e delle persone ed un supporto tecnico e logistico non indifferente, nel momento in cui i compiti dell'Ente Foreste sono indirizzati anche alla tutela dell'ambiente e della biodiversità.
Ma di certo, ad un esito positivo si potrà addivenire solo se attorno agli aspetti naturalistici di Tepilora si riesce a creare una sinergia che faccia convergere le tante risorse ambientali presenti nel territorio, dalle sugherete al sistema agro-pastorale, dai beni archeologici alle strutture museali viste come un insieme unitario di tessere di un mosaico del più complesso tessuto economico. Allo stesso tempo, è auspicabile e direi doveroso che le forze intellettuali esistenti a Bitti esercitino un ruolo di promozione e di guida nel più vasto ambito territoriale.

Sassari, 25 luglio 2010

*docente di Botanica nella facoltà di Agraria dell’Univer- sità di Sassari

tratto da "Su Meraculu" - Giornale di Bitti - 2/2010