Ciriaco Pala

Il 10 novembre 1880 si spegneva il teologo Ciriaco Pala, arciprete del Capitolo della Diocesi di Nuoro, lasciando nel dolore i parenti, gli amici e quanti ammiravano in Lui il non comune ingegno, la vasta erudizione, la vita operosa ed instancabile a vantaggio della Chiesa e della civile società.  
L’arciprete Ciriaco Pala nacque a Gorofai, allora comune autonomo, nel 1807. Frequentò la scuola di grammatica fondata a Gorofai dal Rettore della Parrocchia, teologo Michele Guiso, futuro canonico-parroco della Cattedrale, Vicario Generale della Diocesi con mons. Varesini e mons. Demartis e infine arciprete del Capitolo.
La stessa scuola era frequentata da Giorgio Asproni con il quale il Pala ebbe rapporti piuttosto conflittuali.
Nel 1829, a 22 anni, conseguì la laurea in teologia nell’Università di Sassari e il 1° luglio 1831 venne ordinato sacerdote. Due mesi dopo (il 25 agosto) nasceva a Gorofai, figlio di sua sorella, il futuro eroe di Villafranca, comunemente conosciuto come il colonnello Palmas.
Mons. Bua, arcivescovo di Oristano e amministratore apostolico di Nuoro, venuto a conoscenza della preparazione del giovane sacerdote, lo chiamò ad insegnare nella Scuola Vescovile e lo nominò pro-segretario a fianco [di don] Scintu che morì arciprete del Capitolo Arborense.
Nel 1836, per le sue doti di mente e di cuore, fu nominato canonico con il titolo di Santa Croce.
Nel 1838 venne scelto come esaminatore prossenodale e mons. Bua gli conferì l’incarico di tenere le lezioni di morale al posto del penitenziere canonico Salis, che era stato confinato a Castelsardo per motivi disciplinari.
Nel 1840, alla morte di mons. Bua, venne eletto vicario capitolare, carica molto importante, ma la sua nomina, contestata da un gruppo di canonici, fra cui Giorgio Asproni e Salis, durò pochi mesi.
La nomina, infatti, essendo ancora vivo il vescovo titolare – mons. Casabianca (il quale per motivi personali si era ritirato in Liguria, sua terra natale) non doveva essere fatta dai canonici, ma dal vescovo titolare oppure dall’Amministratore Apostolico o dalla Congregazione dei Vescovi; questa diede l’incarico al Vicario Capitolare di Cagliari che scelse il canonico Floris, teologo del Capitolo e grande amico di Giorgio Asproni.
Nel 1842 venne nominato Amministratore dal Capitolo di Nuoro l’arcivescovo di Sassari, mons. Varesini e questi nel 1844 lo nominò contadore diocesano, ufficio che consisteva non solo nel riscuotere i diritti, ma nella sapiente direzione della contabilità e lo scelse anche come convisitatore nelle visite pastorali.
Nel 1845, previo concorso, dove manifestò profonda preparazione, venne nominato canonico teologale col titolo della Vergine delle Grazie. Questa nomina, in virtù delle lettere apostoliche e delle bolle di investitura, gli dava la possibilità di insegnare Dommatica al posto delle lezioni scritturali.
Il canonico Pala disimpegnava con zelo il suo ufficio di Teologale, ma non trascurava gli altri incarichi che gli venivano affidati: l’archivio della Curia, il controllo dei lavori per la costruzione della Cattedrale, la redazione delle corrispondenze più importanti e delicate. I registri di quel periodo portano in gran parte l’impronta della sua mano.
Dopo il 1848 partecipò alla vita politica cittadina divenendo consigliere comunale, provinciale e divisionale e dal 1851 al 1855 ricoprì la carica di sindaco della città: unico sacerdote, nella storia di Nuoro, a guidare l’Amministrazione. Come primo cittadino il Pala dovette affrontare l’epidemia del colera che devastò l’isola nel 1855. A Nuoro si erano verificati dei casi nel 1854 ma le autorità, per non allarmare la popolazione, avevano smentito…ma nel luglio del 1855 l’epidemia divenne inarrestabile, stroncando ben 40 persone; sarebbero state molte di più senza il tempestivo intervento del presidio sanitario voluto dal sindaco che, nella tragica circostanza, dimostrò di essere persona sensibile e attenta alle necessità della Comunità. E’ di questo periodo il suo riavvicinamento a Giorgio Asproni.
Cessato il mandato si adoperò affinché Nuoro avesse un ospedale e un cimitero, per il quale propose la zona di Tanca Manna. Nel 1863 ebbe la soddisfazione di veder realizzata la sua proposta perché il comune indicò “Sa ‘e Manca”, quale luogo idoneo per il nuovo cimitero.
Nel 1869, attento ai bisogni dei più piccoli, il dinamico sacerdote fondò il primo Asilo Infantile della città, affidandolo ad una insegnante laica. L’asilo ebbe vita breve: alla sua morte (1880), venuto a mancare il sostegno necessario, assicurato dal suo personale contributo, dovette chiudere.
Uomo di profonda cultura, curioso delle cose antiche, appassionato archeologo come il suo amico, canonico Spano di Ploaghe, venne nominato Regio Ispettore per gli scavi archeologici.
Nel 1871, nonostante la contrarietà del vescovo Demartis, venne nominato dal Governo (Italiano), arciprete del Capitolo, carica che occupò fino alla morte che lo colse nel 1880, all’età di 73 anni. In questo importante e delicato compito, conoscitore profondo dell’animo umano e dell’ambiente curiale nel quale operava, prese a cuore le difese dei più deboli e affrontò con determinazione prepotenti e arroganti.
Nel 1876, nel comune di Bitti, sorse un Comitato promotore per dedicare al deputato Giorgio Asproni e al senatore Giuseppe Musio, deceduti entrambi in quello stesso anno, “un monumento degno per serbarne la memoria, consacrarne il nome intemerato e perpetuarne la tradizione nel futuro”. Il Comitato era presieduto dal sindaco di Bitti, Eugenio Filippi, e ne facevano parte diversi consiglieri comunali e illustri personalità isolane (tra gli altri: il deputato Salvatore Pirisi Siotto, Antonio Dore, Procuratore del Re in Cagliari e Ciriaco Pala, arciprete di Nuoro).


Il Governo, per i suoi alti meriti e per il suo impegno generoso nei vari campi, lo fregiò della croce di cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Egli occupò sempre posti di prestigio e di responsabilità. Ci si rivolgeva a Lui per inoltrare petizioni e per preparare risposte o interventi.
Nell’ultimo periodo della sua vita non gli sono mancate amarezze e accuse false e infondate che riuscì a superare con dignità e prudenza, sicuro che la verità prima o poi avrebbe prevalso sulle menzogne e sulle calunnie.